
Film prodotto dalla Scuola di Cinema Immagina in collaborazione con il comune di Burgio (AG).
Il film è stato girato in Sicilia nel 1997, i tecnici provengono quasi interamente dalla Scuola di Cinema Immagina mentre gli attori sono persone del luogo.
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Sceneggiatura:
Giuseppe Ferlito
Regia e Montaggio:
Giuseppe Ferlito
Direttore della fotografia:
Pietro Sciortino
Musiche originali:
Enrico Fabio Cortese
Aiuto Regia:
Ilaria Godani
Segretaria di Produzione:
Sandra Patara
Costumi e scenografia:
Ilaria Tenti
Fonico di presa diretta:
Francesco Perri
Interpreti principali:
Pasqualino:
Giuseppe Piazza
Saro:
Saverio Miceli
Luciano:
Giuseppe Restivo
Paolo:
Benedetto Baiamonte
Il padre:
Calogero Latino
La madre:
Maria Concetta Aquilino
Il nonno:
Salvatore Musso Pantaleo
DURATA : 30 minuti
16 mm
Colore
Il film ha ottenuto:
Premio come migliore opera al Concorso Nazionale Fedic 1998
Premio come migliore opera al Concorso Mondiale Unica 1998
SOGGETTO
Pasqualino, il giorno del suo compleanno, sente perentoria la voce del padre che gli dice: “ Ora che hai tredici anni e sei un uomo, finalmente puoi stare con gli animali”. E così sarà; da quel giorno Pasqualino trascorrerà intere settimane in campagna a pascolare buoi e capre lontano dal paese.
I giochi con i suoi coetanei, per le strade di Burgio, sono un lontano ricordo, ma ciò che lo fa soffrire di più è il distacco di fratellino Saro di 12 anni e dal nonno Pasquale dal quale ha ereditato il nome.
Saro, paraplegico dalla nascita, ha bisogno di molte cure ed attenzioni che gravano su di una situazione economica già disastrosa. Pasqualino, apparentemente, accetta questo destino ma in cuor suo spera di emigrare e costruirsi una esistenza più degna. Nei momenti di solitudine riflette sulla sua vita e sente che questa realtà non fa per lui. La condizione attuale che lo vede nel ruolo di guardiano (fare la guardia alla sorella quando è insieme al fidanzato, fare la guardia al fratello perché e malato, fare la guardia agli animali…) diventa insopportabile e comincia a farsi strada dentro di lui il desiderio di fuggire.
Vito è un giovane pastore con il quale Pasqualino si incontra di tanto in tanto e condivide momenti belli o brutti legati alla difficile vita in campagna. Un giorno Vito, per disattenzione, perde una pecora, i padroni imbestialiti lo prendono a calci ed a pugni, il bambino in seguito alle percosse subisce una emorragia interna e muore. I suoi assassini, per non avere complicazioni con la giustizia. Prendono il corpo e lo gettano in una vasca piena di acqua simulando un annegamento accidentale. Pasqualino, testimone oculare di quanto è avvenuto, terrorizzato, si chiude in se stesso e prende sempre più consistenza l’ipotesi di scappare.
Intorno a questo desiderio di fuga egli comincia a fantasticare a fare dei piani a pensare alle difficoltà: “Dove potrebbe andare lui che conosce solo il suo paese, lui che il mare l’ha visto solo dall’alto dei monti, e quanto sarà duro lasciare il fratello Saro, il nonno…?” Tuttavia Pasqualino è determinato e nella sua ingenuità pensa che la prima cosa da fare per fuggire sia quella di procurarsi un vestito: non può certo andare in giro con gli abiti da pastore! Ricorda che proprio il giorno del suo compleanno il padre gli aveva promesso un vestito e lui aveva scelto un doppio petto, infatti il doppio petto contiene più bottoni e per bambini i bottoni sostituiscono le monetine per i giochi d’azzardo, ora questo vestito rappresenta la libertà e lui non vede l’ora di indossarlo!
Un episodio blocca il piano di fuga di Pasqualino. Durante il giorno di permesso egli scende in paese e va col fratellino a giocare con i bottoni, è sfortunato e perde tutti “pumetta”, anche quelli che ha addosso. Quando la sera i due fratelli rientrano a casa con i vestiti cadenti il padre va su tutte le furie e gli ordina di andare in campagna e di non ritornare prima che siano trascorsi tre mesi. Per Pasqualino non poteva esserci punizione peggiore, infatti il sarto, che aveva già preso le misure per il doppio petto, si accingeva a fargli la prima prova, tutto questo avrebbe dunque ritardato la confezione del vestito.
Pasqualino ritorna in campagna demoralizzato. Il lavoro appare più duro soprattutto perché il sogno di fuga si fa più evanescente. Ma un giorno una sorpresa lo riporta a sperare: il nonno Pasquale è riuscito a convincere il sarto a venire fin lassù, i due arrivano su una millecento sotto lo sguardo incredulo del piccolo pastore che si sottopone alla prova del suo doppio petto. Il sarto assicura che il vestito sarà pronto tra due settimane.
La speranza si riaccende prepotentemente in Pasqualino che riprende a fantasticare sui suoi propositi di fuga. Sembra che ormai il momento della libertà sia vicino, gli ultimi giorni sembrano non passare mai, il tempo sembra essersi fermato. Alla vigilia dell’ultimo giorno di lavoro, un avvenimento sconvolgerà definitivamente la vita di Pasqualino: un contadino lo avvisa che deve rientrare urgentemente in paese, egli allarmato si precipita a piedi verso casa. Ansimante attraversa le stradine popolate da persone che al suo passaggio esprimono a gesti un desolante messaggio di morte. Arrivato dentro casa la morsa dell’angoscia lo paralizza alla vista del fratellino Saro morto con addosso il suo vestito doppiopetto.