un progetto del
Programma Promozione della Salute dell'AOUMeyer
realizzato in collaborazione con la Scuola di Cinema Immagina - Firenze
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Il coraggio di Milga (prima parte) 
Il coraggio di Milga (seconda parte)
Il coraggio: è questo il fil rouge che attraversa tutto il film. Il coraggio che spinge Milga, la protagonista, ad attraversare deserti e città per capire che il viaggio più lungo è quello che porta al nostro cuore, e che per essere donna non occorre più piegarsi ad una silenziosa sopportazione, ma che si può osare dire di NO al dolore. La storia di Milga si staglia sullo sfondo del tema, quanto mai delicato ed attuale, dell’infibulazione, una pratica dolorosa e controversa di cui si è molto discusso in questi ultimi anni, diffusa anche tra molte migranti residenti in Italia. Attraverso il racconto della sua vita, che si snoda come un lungo viaggio – Milga, bambina infibulata in un lontano villaggio dell’Africa, emigra in Italia appena adolescente; qui si inserirà professionalmente nel settore sanitario e si scoprirà giovane scrittrice; infine, ormai adulta, farà ritorno al suo paese d’origine – si disegna un cerchio che parte e ritorna al cuore di un’Africa rovente, un viaggio che è (sopra)tutto interiore, personale, scandito dal lento cigolio di un vecchio autobus e da una mano gentile di donna che scrive un libro di memorie. Fuggita dal proprio villaggio, Milga trascorre molti anni in Italia, dove vive esperienze e relazioni che la portano a maturare una consapevolezza nuova di se stessa e della vita. Attraverso la conoscenza e l’integrazione di nuove culture e rappresentazioni sociali, si fa portatrice di valori nuovi, anche e soprattutto nella sua terra, in cui fa ritorno ormai adulta; qui trasmetterà la propria esperienza, leggendo alle bambine del suo villaggio le pagine del libro della sua stessa vita. La metafora del viaggio ed il tema della comunicazione, intesa come ricerca di scambio e di confronto tra i vari soggetti, rappresentano i cardini di quel processo di integrazione che coinvolge la protagonista e non solo; simbolicamente, mentre il libro passa di mano in mano tra le bambine, i valori nuovi in cui ormai anche Milga si riconosce, vengono trasmessi alle nuove generazioni. Sono le parole appena accennate, le immagini e le emozioni che queste suscitano, a tessere la trama di questo cortometraggio che ha cercato di mettere in scena un processo di integrazione che, in qualche modo, anche l’équipe ha sperimentato, durante le fasi di lavorazione, nel permettere l’incontro, il confronto e la collaborazione tra popolazioni e stili di vita e di pensiero talvolta profondamente diversi.