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dalla Scuola di Cinema Immagina al Centro Sperimentale di Cinematografia

di Chiara Ottanelli

Ancora con un po’ di rammarico, Maria mi racconta che la prima volta c’è mancato tanto così. C’era quasi, era a un passo dal realizzare il desiderio di molte aspiranti attrici italiane, ma soprattutto il suo. Eppure il perdersi d’animo non fa parte di lei, come non fa parte dell’attore in quanto tale. Ed è stato proprio in quel momento che Maria ha preso la palla al balzo. O forse no, è accaduto molto prima. Merito di un monologo, di una busta sollevata dal vento e di una scuola.

“La Scuola di Cinema Immagina, diretta da Giuseppe Ferlito, mi ha permesso di essere ciò che sono stata al provino e mi ha permesso di entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia. La prima volta ero a un passo dall’entrare e mi è un po’ caduto il mondo addosso. Ma poi ho avuto la mia rivincita, grazie anche alle basi che ho appreso durante il corso di recitazione alla Scuola Immagina. Sono stati tre anni di realizzazione personale per quanto riguarda che cosa significa la recitazione, non potrei descriverli in altro modo.”

È in American Beauty di Sam Mendes che una busta di plastica sollevata dal vento (qui la scena) diventa simbolo per eccellenza di bellezza e perfezione. Maria, ex allieva della Scuola di Cinema Immagina e studentessa del Centro Sperimentale di Cinematografia, ha la sua personale idea di eccellenza, un’idea comune a molti attori.

“Io voglio arrivare ai miei obiettivi al meglio, non mi accontento del mio 75%, voglio il 100%. Per carattere tendo ad essere perfezionista, tanto che se mi chiedessero di fare una parte da protagonista adesso – dopo il triennio alla Scuola Immagina e il primo anno al Centro Sperimentale n.d.r. – non accetterei, perché prima devo prendere il massimo dai tre anni del corso di recitazione al Centro Sperimentale e tutti gli strumenti che possono darmi. Poi potrò uscire da lì pronta a spaccare tutto, forte di cultura e di esperienza e pronta a qualsiasi personaggio. Un bravo attore non può prescindere dallo studio e dall’esperienza.”

E sì che, fin dall’inizio, si sono resi chiari i sacrifici che richiedeva la settima arte, ossia il Cinema. A cominciare dai viaggi: in treno e con la fantasia.

“Se ripenso a tutta la fatica e ai viaggi che ho fatto per frequentare la Scuola Immagina… lo rifarei altre mille volte. Mi dava quello che mi serviva per stare bene con me stessa, perché da sempre ho sentito di essere devota e di appartenere all’arte della recitazione. Non è facile come sembra, non è andare lì e dire due battute.”

“La Scuola di Cinema Immagina è un ottimo punto di partenza e un percorso di studio che auguro a chiunque voglia entrare in questo mondo. E non è detto che poi debba o voglia fare il Centro Sperimentale, io l’ho scelto per me perché c’è sicuramente chi nasce attore bravo e dotato, ma credo che scuole come l’Immagina in un primo approccio e poi il Centro Sperimentale servano a chiunque voglia recitare. Servono a vivacizzare la persona che sei, ad affrontare la tua passione in maniera approfondita. Aiutano a capire cosa sono il cinema, i personaggi e come arrivare al pubblico.”

“Dopo la Scuola di Cinema Immagina avrei già potuto fare qualche piccolo o medio ruolo. E non mi dimentico che proprio Immagina mi ha fatto scoprire il Centro Sperimentale, dove ti prepari a entrare in qualcosa di ancora più grande. La Scuola Immagina ti dà quelle basi e ti fa scoprire quelle cose che una persona può scoprire soltanto con l’esperienza e i viaggi personali che può fare all’interno della scuola.”

Per non parlare dei viaggi necessari a raggiungerla, la scuola, a dir poco impegnativi eppure fondamentali. Perché un attore, un attore vero, sa che c’è sempre qualcosa da guardare, da cercare, da usare per la sua professione.

“Eh sì,” – conferma vivacemente Maria – “anche i viaggi in treno erano pieni. Lunghissimi – da Frosinone a Firenze – e pieni. Guardavo fuori dal finestrino e pensavo. Sembra una cosa scontata, ma è esattamente l’opposto. Lo faccio ancora, a volte uso il metodo CostaOrazio Costa è stato un insegnante italiano, uno dei massimi esponenti della pedagogia teatrale europea del Novecento n.d.r. – che ti fa immaginare di essere una formica oppure fumo di sigaretta, ti fa scavare dentro te stessa e ti porta ad essere qualcos’altro, non solo qualcun altro. Un oggetto. E poi puoi trasformarlo in un personaggio con delle caratteristiche precise, simili a quelle dell’oggetto che sei appena stata. Ci soffermiamo troppo poco a osservare.”

Quando Maria parla di osservare, non lo fa con leggerezza. Anzi, forse con la leggerezza di quella busta nel vento.

“Poco tempo fa guardavo la polvere che si alzava quando mi sedevo a peso morto sul letto ed era magica, ho dovuto rifarlo e guardarla per ore per capire bene e farla mia. Sono cose che diamo per scontate, ma la recitazione ci fa osservare il mondo circostante con occhi avidi perché potrebbe aiutarci a portare determinate caratteristiche, un giorno, in un personaggio. Come una busta di plastica che fluttua e si alza da terra, si abbassa, fluttua di nuovo, non so se l’hai mai vista, ecco io mi sono immaginata di essere quella busta. Quella stessa leggerezza potrebbe essere necessaria, in futuro, in un personaggio e io saprò come usarla. Abbiamo spunti davanti agli occhi tutti i giorni.”

Maria adesso è molto consapevole, ma ci sono voluti due anni – e chi studia recitazione sa che non sono molti – per trovare “l’interruttore”. Poi, finalmente, arriva l’evoluzione dell’attrice.

“Son stata bloccata anch’io con le emozioni, così come molti altri. Poi, al terzo anno, sono riuscita a trovare e ritrovare più volte l’emozione che cercavo, quella forte, che non avevo mai provato prima e non avrei mai potuto provare fuori dalla Scuola Immagina. Da quel momento, mentre recitavo a scuola sentivo proprio il bisogno di dire determinate cose ed è questo che l’attore ha, l’esigenza di dire. Altrimenti non ha l’obiettivo davanti agli occhi e non ha, non sente, la parte. In seguito, con altri monologhi, ho imparato sempre meglio a immaginare, all’occorrenza mischiare il personaggio alla mia vita personale benché magari fosse molto lontana dalla parte, cercavo delle similitudini, è stato un punto di partenza. Al terzo anno all’Immagina ho trovato l’esigenza di dire, quella di cui avevo bisogno per capire che ero capace di fare quella cosa, potevo davvero recitare.

“È stato con un monologo tratto e riarrangiato da Monster – film del 2003 di Patty Jenkins per il quale Charlize Theron ha vinto l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista n.d.r. (il video qui) – che ho cominciato a capire un po’ meglio la recitazione, come sentirsi, come arrivare a chi ti guarda e ho provato la vera felicità nel riuscirci, nel trasmettere qualcosa. Mentre recitavo vedevo negli occhi degli altri un’emozione. Le parole del personaggio sono simili alla vita dell’attrice e alla sua paura più grande, quella di non riuscire a recitare. Si tratta dello stesso monologo che poi ho inviato al Centro Sperimentale e che mi ha permesso di essere selezionata per entrare, quindi è molto rappresentativo per me.”

Al Centro Sperimentale, l’amore per i personaggi che muove la vita di ogni attore è definitivamente sbocciato. Anche se Maria ha sempre amato i personaggi che ha studiato.

“C’è un grande lavoro di training e sullo studio del personaggio, sul portare il proprio corpo all’interno del corpo del personaggio, come se ti prestassi a lui. Inoltre bisogna imparare a uscirne ed entrarci velocemente. Al Centro Sperimentale s’impara proprio a entrare nel personaggio e a uscirne fuori con la consapevolezza che a fine giornata dobbiamo lasciarlo lì per riprenderlo il giorno dopo o magari mai più, quest’ultima opzione con un po’ di nostalgia. Altrimenti si ha uno squilibrio forte e tale da provocare sbalzi mentali, perché è chiaro che chi interpreta un killer non può portare quel messaggio a casa propria. Io sto imparando a scrollarmi il personaggio di dosso, come fosse polvere, scrollare scrollare finché non sono pulita. Con l’esperienza e lo studio è questione di minuti e ne sei fuori, se hai fatto bene il tuo lavoro.
Certo è importante stare anche a guardarlo, lo schermo, non solo starci dentro, imparare non a giudicare ma a capire qual è un buon attore, una buona interpretazione, un bel lavoro sul personaggio e perché.”

Potrei ascoltare senza fare troppe domande, ma le chiedo come considera la professione dell'attrice oggi, nel bene e nel male. Nonostante Maria sia molto giovane, è profondamente consapevole.

“Non ci sono certezze. L’importante per un’attrice è, nei periodi di stand by, non lasciarsi andare e prendere quel tempo per continuare a studiare. Gli attori non vanno mai in vacanza, le vacanze sono sinonimo di studio e approfondimento di quest’arte immensa. Studiare recitazione è come fare l’interprete che interpreta le lingue e traduce. Noi attori interpretiamo l’interiorità, l’essenza, il carattere di un personaggio e lo portiamo in giro per il mondo cercando di far arrivare le sue tante implicazioni. Solo un artista come un attore qualificato può farlo.”

“Nella vita dell’attore ci possono essere alti e bassi… Bisogna resistere, essere molto tenaci. È molto facile cadere nel baratro del non far nulla. Ecco, non devi, un attore deve riprendersi dopo ogni piccola o grande caduta professionale, lottare per portare avanti la propria passione e portarla agli altri, interpretare ogni ruolo che gli viene proposto al meglio, cosicché possa essere soddisfatto di se stesso. È un lavoro che ci gratifica, perché ogni attore lo fa proprio per star bene con se stesso. Quella di recitare è un’esigenza, esigenza di dire, di fare, ecco la meraviglia del fare l’attore, è una vocazione e non vedi altro che quello. Il mio obiettivo nella vita è recitare per trasmettere altro oltre alle emozioni, qualcosa che non ha nemmeno una definizione.”

In effetti, la vita dell’attore non è facile da descrivere, a causa degli innumerevoli cliché che la circondano. Eppure forse un modo c’è, anche se una sola frase non basta.

“Se vuoi diventare attore credo tu debba essere consapevole di mettere te stesso a servizio del personaggio e quindi del pubblico, per far arrivare quelle emozioni vere che fanno parte del personaggio stesso. Solo allora l’attore sente di aver fatto un buon lavoro.
La vita dell’attore significa studio, esigenza, voglia di dire ed emozione, mi viene da descriverla con tanti termini più che con una sola frase perché recitare è tantissime parole insieme. Sicuramente però, l’immaginazione è la cosa più importante per l’attore. Io ho iniziato a lavorarci all’Immagina ed è l’elemento fondamentale.”

Spesso l’attore, uomo o donna che sia, viene tacciato di superficialità, di attaccamento alla bella vita o desiderio di essa, invece che essere considerato un essere umano profondamente devoto all’arte. Ma niente è più distante dalla percezione che Maria ha della professione che ha scelto.

“In particolare le donne, ma anche gli uomini, devono tirar fuori il carattere e non accettare la qualsiasi, come dico io. E questo anche se spesso vengono messi alle strette e si convincono che se non concedono qualcosa non lavoreranno mai nel cinema. In quei casi meglio perdere piuttosto che avere qualcosa avendo dato qualcosa in cambio, credo di essere stata chiara. Ci sono attrici e attori che si concedono per avere un ruolo, ma spesso poi vengono portati avanti nella loro carriera solo da un unico regista oppure col tempo subentra qualcun altro al loro posto e finisce tutto lì. Io voglio avere un curriculum pulito e una vita pulita e arrivare – speriamo! – al risultato per il quale lavoro con tutta me stessa.

Senza che aggiunga altre domande, Maria chiosa con un’ultima affermazione. Non so perché ma, di tutto quanto di apprezzabile ha detto finora, ciò che segue mi sembra degno di nota. Fossi un attore alle prime armi, ne prenderei nota, appunto.

“Bisogna essere umili. In questo settore le persone umili e buone, checché se ne dica, vanno avanti perché le voci girano e gli addetti ai lavori sanno con chi è meglio lavorare.”

Forse l’umiltà può salvare l’attore dai cliché.

 

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Chiara Ottanelli

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